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Una passeggiata con il cantautore Ambrosino tra i suoni di "Edicola Votiva"

 News pubblicata il 25/05/2018
La faccia pulita, il sorriso sornione e una chitarra in spalla, il cantautore Ambrosino ci porta a spasso per Napoli cantando le canzoni del suo secondo disco “Edicola Votiva "( MiMandaGiovanni/Full Heads/Audioglobe), scritte tutte rigorosamente in napoletano. Lo abbiamo incontrato e tra gli odori, colori e suoni della sua città e abbiamo scoperto che è un pigro reazionario...
 
"Edicola votiva" è il tuo secondo album, questa volta tutto in lingua napoletana  a differenza del primo in cui avevi scelto l'italiano per presentarti al pubblico. Come mai questa scelta? Un cambio di direzione dettato da cosa?
 
C'è da dire che ho iniziato a scrivere le miei prime canzoni in lingua napoletana e ritornare a farlo in questo preciso momento storico si è rivelata sicuramente una scelta d'affetto. 
Ho sentito come un'urgenza - forse legata ad una forte mancanza, ad alcune certezze che barcollano - di raccontarmi attraverso delle storie musicali; e se proprio devo "cantarmi", istintivamente mi viene da farlo in napoletano.
 
Sei un cantautore alla ricerca di spazi o sono gli spazi tra i diversi generi musicali che oggi stanno spopolando, che devono essere riempiti perché  troppo vuoti? 
 
Ammetto di essere un cantautore sui generis in questa fase; c'è tanta bella musica in città - e che tra l'altro apprezzo e seguo - che registra davvero un interessante seguito tra i giovani. Probabilmente il mio è un linguaggio nostalgico (passami il termine) e al quale mi sento di appartenere, forse condizionato dalla data di nascita. Troverò di certo uno spazio reazionario tra i miei coetanei che trovo un po' tutti pigri come me... (ride ndr).  
 
"Aria fritta" è il singolo che hai scelto per presentare il tuo nuovo lavoro con un simpatico videoclip, l'atmosfera è leggera ma tra le righe si legge altro, con il sorriso, a denti non troppo stretti, cosa c'è che non ti piace della tua città, della società contemporanea?
 
Ho sempre amato l'ironia e l'autoironia e questa inclinazione spesso irrompe nella scrittura. "Aria Fritta" è un pezzo sicuramente ironico, anche simpatico, ma che denuncia sotto voce una direzione sociale e commerciale oramai comune a moltissime città in questo paese: ovvero sua maestà il cibo. Dopo l'Expo di Milano c'è stata un'escalation vertiginosa di attività culinarie, tant'è che oggi si fa fatica con lo zapping tra le centinaia di programmi in tv sui futuri chef. Insomma, pare che tutto giri intorno al "magna magna", come se rappresentasse l'unico vero obbiettivo economico della collettività cittadina. Ma in realtà "...stamme ancora astritte, stamme in the street ancora e ossaje che st'aria fritta nun porta 'a niente 'e bbuono..." cioè la polvere viene nascosta sotto al tappeto.
Mi piacerebbe mostrare anche altri biglietti da visita della città, partendo appunto dalla vasta cultura artistica e musicale, dalla grande civiltà storica, dalla pulizia del territorio... ma questo è un discorso che prevede una certa lungaggine. 
 
Dove va Ambrosino con la sua chitarra e la sua musica? Quali sono le strade che ti piacerebbe far scoprire al tuo ascoltatore?
 
Sicuramente e indistintamente per tutto il centro storico: l'animosità, la vivacità, i colori, i profumi e la bellezza mi hanno sempre ispirato e lasciato sui gomiti. Ma se dovessi scegliere dove portare chi ha voglia di scoprire la mia musica ti direi le periferie. 
Ti direi dove c'è più bisogno di musica, di luce, di librerie, di arte, di scuole e soprattutto di stato.