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Una chiacchierata a suon di jazz con Gennaro Ferraro che racconta il suo "It's right"

 News pubblicata il 26/03/2021
Metti un anno più o meno chiusi in casa, un anno difficile, un tempo sospeso in cui ognuno ha vissuto questo tempo quasi interno, sofferto, pensato e ragionato. Meno impulsivi, tutti abbiamo compreso il valore del tempo e di tante altre cose che sembravano scontate. Ognuno a modo suo, certo, ma sicuramente di questo tempo, tanti hanno pensato e pronunciato una frase: “la musica mi ha salvato”. Molti hanno messo su un disco, magari quello del cuore, chi ne ha scoperto uno nuovo e poi c’è chi un disco l’ha inciso. Proprio come Gennaro Ferraro, trombettista jazz che, a dispetto della crisi, del periodo complicato ha pubblicato t’s right”, il suo primo disco da solista caratterizzato dalle forti influenze e contaminazioni blues, swing e bossanova. Un sound fresco ma al tempo stesso dalle radici ben salde nelle produzioni senza tempo di mostri sacri del jazz come Chet Baker e Miles Davis.Nel primo album di Ferraro tanti gli artisti ed i musicisti di spessore presenti: Mario Nappi al pianoforte, Daniela de Mattia alla voce, Corrado Cirillo al contrabbasso e Luca Mignano alla batteria.It’ Right è un disco di circa 36 minuti con 6 brani di genere Jazzistico dove oltre ad omaggiare artisti come Freddie Hubbard, Miles Davis, Benny Golson, Nash&Weill, sono inseriti anche due composizioni inedite frutto della passione di Gennaro Ferraro.
Prima di augurargli di spiccare il volo con la sua musica, gli abbiamo fatto un po’ di domande per conoscerlo meglio. Ecco qui la nostra chiacchierata:

 
Un disco da solista. Il tuo primo disco in tempi di pandemia. Innanzitutto complimenti per il coraggio! Qual è lo stato d’animo con cui hai preso questa decisione in questo periodo così particolare? C’è un tempo giusto per incidere un disco, oppure hai scelto il tuo tempo, nonostante tutto?
 
Il primo lockdown mi ha dato il tempo per pensare e ripercorrere la mia carriera da musicista: collaborazioni, esperienze, incisioni..tutte cose che mi hanno arricchito, certo, ma ero sempre il musicista di qualcun altro, così, ho deciso di mettere su un pentagramma le mie note.Secondo me, il tempo giusto per pubblicare un disco è quando l'artista si sente pronto a condividere la propria musica. Dentro "It's Right" c'è il Gennaro della primavera del 2020 che aveva voglia e bisogno di suonare e di farlo in questo modo. Inoltre, sono dell'idea che solo l'arte sia capace di risollevare l'animo di tutti, quindi, perchè evitare proprio questo periodo così sensibile e particolare?!
 
Quando ti sei innamorato della musica? E in che momento è scattato il colpo di fulmine per il jazz?
 
Ho cominciato prestissimo a suonare: ad 8 anni i miei genitori mi iscrissero ad un corso di pianoforte ma, per caso, vidi la tromba in una banda musicale e fu amore a prima vista. Anche il jazz è arrivato presto. Qualche anno dopo, a 12 anni, il mio insegnante mi regalò un disco di Chet Baker. Ascoltare quella tromba dal timbro così caldo e coinvolgente mi piaceva un sacco così cominciai a studiarlo ed imitarlo.
 
Sei originario di Pompei, luogo che mi rimanda all’immagine del tempo sospeso. Come musicista ti senti davvero calato nel tuo tempo oppure c’è una dimensione atemporale e più dell’anima a cui fai riferimento?
 
Mi sento molto legato al mio luogo d'origine, come lo sono verso tutto ciò che mi circonda. Ho rispetto verso alcuni valori e tradizioni, verso particolari canoni di bellezza artistica. Non mi rispecchio pienamente in questo periodo storico, piuttosto preferisco pensare e sentirmi un po' più come un artista degli anni passati, dove la musica era meno marketing e più istinto e sentimento.
 
Come si vede dalla tracklist sei ispirato da tanti maestri, ma chi è il tuo preferito? Raccontaci un brano a cui sei particolarmente legato e perché?
 
Ogni brano fa parte di un momento ben preciso della mia vita, come anche l'influenza di ogni artista. Il brano sicuramente più significativo è "Milestones"  grazie al quale ho conosciuto il jazz e me ne sono innamorato. L'ho ascoltato per la prima volta proprio in quel disco di Chet che mi venne regalato.
 
Un tocco di curiosità in rosa. Vogliamo sapere di più sulla “Daniela” del tuo disco.?
 
Daniela è la mia compagna. Presente nel mio disco come vocalist nella traccia 3 ma, soprattutto, come ispiratrice dei miei due brani dedicati a lei: "Lullaby" e "Theme for Daniela". Come mi ripete sempre, io non sono bravo con le parole, allora prendo la mia tromba e cerco di comunicare come mi riesce meglio, suonando. Daniela fa parte della mia vita, è in ogni cosa e non potrei farne a meno.

 
Sei giovane, al tuo primo esordio davvero importante e non si puo’ non parlare di futuro, soprattutto verso il dopo pandemia. Quali sono i tuoi sogni, progetti, idee da realizzare?
 
Sicuramente il sogno principale è quello di affermarmi sempre più come trombettista e provare a vivere di musica perché è per me è vita Ho in mente qualche altro progetto discografico e non solo, ma vorrei prima riuscire a portare in giro, con i live, questo disco, per questo, spero possa riprendere a pieno l'attività concertistica.

 
Manuela Ragucci