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Sebastiano Esposito: quando il talento scorre sulle corde di una chitarra

 News pubblicata il 24/05/2018
E’ giovanissimo ( classe ‘92) ma già con tantissimo da raccontare ( in musica naturalmente), il chitarrista Sebastiano Esposito, dopo una lunga gavetta, studi con grandi musicisti (Marco Sfogli, Ciro Manna e Pietro Condorelli e ancora Steve Vai, Paul Gilbert, Steve Lukather, Guthrie Govan, Scott Henderson) e molti consensi di pubblico e critica (vincitore del Premio Miglior Chitarrista al “Vomerock”, festival di Napoli e XIV edizione del Premio Malafemmena ), arriva al suo primo grande traguardo, la pubblicazione di un lavoro discografico “24”, un progetto di una maturità incredibile considerando l’età anagrafica di Sebastiano Esposito. Lo abbiamo intervistato in occasione dell’uscita del nuovo videoclip “Direct Impact”, in attesa di ascoltarlo live con il suo trio, questa sera  al Four Friends (via isonzo 22A) di Marigliano (free entry). Ecco cosa ci ha raccontato:
 
 
 
- Cominciamo dal principio, quando è iniziato il tuo amore per la musica?
 
Beh, tutto nasce dalle prime cassette che i miei genitori passavano per lo stereo.
La cosa comica è che ero spesso lì ad ascoltare per ore Federico Salvatore e Tony Tammaro che anche ora non ho smesso di amare, ho subito compreso il grande potere comunicativo della musica... il potere di farti sorridere anche nei momenti tristi, o di ricordarti una persona scomparsa quasi come per farla tornare in vita per tutta la durata del brano.
Avevo 13 anni quando con i miei primi risparmi comprai una chitarra classica da 30 euro, da allora non ho mai smesso di suonare.
 
 
- A parte i nomi dei tuoi grandi maestri, quali sono i tuoi punti di riferimento nel mondo della musica? da chi ti sei lasciato ispirare?
 
Ho sempre ascoltato tutti i generi musicali, trovo che ci sia qualcosa di veramente enigmatico e profondo in ognuno di essi.
I suoni del pop, l’energia del rock, le strutture del prog, il timing del blues, le armonie del jazz... ogni genere musicale ha ispirato il mio modo di scrivere e di suonare.
Tra gli artisti che amo di più ci sono sicuramente Jimi Hendrix e Pino Daniele dei quali mi sono permesso di riarrangiare due brani nella sezione Bonus Tracks del disco.
 
 
- "24", il tuo primo lavoro discografico è un disco in presa diretta, un po' come quando si suona tra amici, un "buona la prima" o è un tuo modo di concepire la musica, senza ripensamenti?
 
Credo che la musica, come tutto ció che è arte, sia qualcosa che ha a che fare con principi sovrannaturali.
Prendere un momento ed inciderlo per sempre su un disco che non teme lo scorrere del tempo.
Ultimamente la musica viene concepita senza tener conto di questo enorme fattore che è l’emozione del momento, forse la cosa più importante per comunicare qualcosa.
L’idea di registrare tutto in presa diretta nasce dal desiderio di avvicinare chi ascolta, farlo entrare nel mio mondo, vivere le mie stesse emozioni, la paura di sbagliare, la tensione che quel momento, nel bene o nel male, resterà per sempre.
 
 
- Nel cofanetto del tuo album troviamo anche un dvd, sei giovanissimo eppure hai già voluto racchiudere in una sorta di biografia in immagini il tuo percorso di musicista. Come mai questa scelta?
 
La scelta di allegare il Dvd è una cosa che è nata strada facendo.
Nasce quasi per gioco l’idea di “documentare” le fasi di produzione e, solo successivamente, usare il linguaggio video per spiegare il mio rapporto con la musica attraverso prima dei video molto semplici e, successivamente, dei video che strutturalmente si avvicinano molto al linguaggio dei cortometraggi.
 
 
- Tre nomi di musicisti con cui vorresti suonare in un futuro non tanto remoto
 
Beh, non è una domanda semplice.
Ci sono almeno un migliaio di musicisti con i quali vorrei suonare!!!
Mi piacerebbe molto collaborare con Cheryl Porter, una delle voci che amo di più, Nate Smith, sicuramente tra i miei batteristi preferiti, ed Oz Noy, incredibile chitarrista americano con il quale ho avuto l’onore di scambiare qualche parola dopo l’uscita di “24”!