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I Batà Ngoma stanno arrivando! Intervista a Paolo Bata' Bianconcini

 News pubblicata il 25/06/2018
 
 
E’ un abbraccio tra Napoli e Cuba il nuovo videoclip del singolo dei Bata’ Ngoma “Batà Ngoma ya llego’ ”,l’ultimo brano estratto dall’album “Don’t stress” (Native Division Records/Audioglobe/The Orchard) dal sound irresistibile immerso nell’ atmosfera di un’estate pronta ad esplodere. Un abbraccio per niente virtuale non solo nella composizione del brano che ha visto la collaborazione con Javier Pina Marquez, cantante degli Abbilona e Los Chinitos, oltre che all’inconfondibile tromba griffata Gianfranco Campagnoli, poiché Paolo Bata’ Bianconcini, mente e cuore dei Bata’ Ngoma è letteralmente volato a Cuba per le riprese del videoclip ( girato tra Beyucal e San Miguel de Padron) che hanno coinvolto la Compagnia di Ballo Folclorico “De Mayabeque Orishaoko” che ha danzato sulle coinvolgenti coreografie create da Arasay Napoles Gonzalez.
Un viaggio iniziato tempo fa quello di Paolo Bata’ Bianconcini, che lo ha portato un passo alla volta, da Napoli a far rotta verso altri Sud, in particolare verso Cuba. Un viaggio prima di tutto dello spirito, Paolo Batà Bianconcini ha infatti da tempo abbracciato la Regla de Ocha anche conosciuta come Santeria, ovvero la più importante e più diffusa tra le religioni sincretiche afrocubane, una pratica che ha sicuramente plasmato il suo modo di fare musica. Gli abbiamo fatto un po' di domande per saperne di più di questo nuovo album e del video nuovo di zecca.  ( https://youtu.be/-prD2IaBing )
 
 

Nuovo singolo per i Bata' Ngoma. Questa volta siete volati a Cuba per girare il videoclip del brano. Com'è stata questa esperienza di collaborare con musicisti e danzatori cubani  a casa loro?

La prima volta che ho viaggiato, direzione Cuba fu a diciotto anni dopo la tournée estiva con Enzo Avitabile e nel corso degli anni lì ho stretto legami forti che vanno oltre la musica. L' idea di andare a girare a Cuba è nata infatti da Arasay Napoles, mia grande amica e coreografa del gruppo di danza folklorica afrocubana "Orichaoko". Era a Napoli in visita e le feci ascoltare il brano, lei mi propose di preparare una coreografia con la compagnia. Un anno prima avevamo portato il disco quasi completo a cuba e Javier Pina, cantante di Abbilona, ha registrato in uno studio sul Malecon un reso a Yemaya, una preghiera afrocubana alla Madre Universale. Quindi io e Francesca, mio braccio destro, abbiamo preso i biglietti e siamo partiti. Lì ci aspettavano tutti già pronti: cameraman, ballerini e musicisti. È stato emozionante ascoltare una propria canzone dall' altra parte del mondo e vedere tanta gente entusiasta e professionale dedicarsi a creare qualcosa col cuore; come si dice a Cuba "de akokan".



Com'è avvenuto l'incontro con la Regla de Ocha? Quanto è durato il percorso per diventare Santero?

Il mio principale interesse è sempre stata la Musica e la funzione primordiale che essa ha, ma a Cuba ho imparato presto che è strettamente connessa con la spiritualità ed è intuibile il perché. In più per poter suonare i tamburi Batá nelle cerimonie di Santeria bisogna consacrare le proprie mani ad Anya una divinità molto potente del Pantheon afrocubano. Il primo passo nel cammino della Regla de Ocha è la "mano de Orunla" una cerimonia di tre giorni. Con la quale, consultando l' Oricha Orunla vengono dati alcuni consigli e avvertimenti sulla propria vita. Io sono hijo de Obatala cioè figlio dell' Oricha che viene mandato da Olofin, il dio supremo, a creare il mondo e tutte le creature viventi. Tre anni fa ho coronato il santo con una cerimonia di una settimana in cui dormi, mangi, praticamente vivi su un trono che in realtà è una stuoia per terra. Una sorta di rinascita spirituale che vede l'iniziato come un neonato da dover proteggere e guidare. Per un anno intero ho indossato vestiti bianchi e sono andato in giro col capo coperto ed oltre tante limitazioni non potevo stare fuori casa in determinati orari, tranne se si trattava di lavoro. È stata un'esperienza straordinaria. La Regla de Ocha è un culto divinatorio risalente a 5000 anni fa ed è strettamente legato alla natura ed al corpo.

Raccontaci Il progetto discografico  "Don't stress" . Come nasce e dove sta andando.

Don't Stress e il mio terzo disco ed il secondo della band è una raccolta di diversi stati d'animo e di esperienza vissute. Ci sono voluti due anni e mezzo per terminare l'opera è tutto è iniziato nella villa di Vittoria dove abbiamo registrato le batterie, i bassi e le tastiere e passato per la sanità ed è terminato a Cuba. È stato per alcuni versi anche un disco a domicilio perché insieme a Spike Costabile, che ha registrato e masterizzato tutto, siamo andati a casa dei vari ospiti del disco per registrarli nel loro "habitat", nel luogo in cui sono soliti creare. Oltre Javier c'è il grande Gianfranco Campagnoli che è la tromba che ascoltate in Batá Ngoma ya llegò e il piano di Antonio Perna o le tastiere di Lino Pariota in I Got e Darlin'. È un disco pieno d'amore e cerchiamo di portarne un po' in giro per chi ne ha bisogno.


In questo clima internazionale così difficile, dove sembra essere ritornati indietro di mille anni riguardo i temi di integrazione, razzismo, immigrazione, affidiamo all'arte il messaggio per cui la diversità è fonte di ricchezza. L'arte è l'unica via possibile?



Siamo in un periodo di caos in cui ci allontaniamo sempre di più dall’essenza e dalla radice. C’è confusione, ma forse è così da tanto tempo che ormai ci siamo abituati tutti. Non ho mai compreso veramente il razzismo, la violenza, non sono mai stati scritti nel mio DNA ed ho imparato molto di più da i miei amici srilankesi o da Mathilde della Costa D’Avorio o dal mio compagno di classe che tutti evitavano perchè diverso o dal popolo cubano o da ogni singola esperienza della mia vita perché sono sempre stato curioso.

L’arte può come ha sempre fatto dare un punto di vista diverso sulle cose ma può anche essere strumentalizzata ed usata per indurre una idea distorta nei fruitori. Per quanto riguarda la musica, diventa sempre più raro ascoltare in radio o in televisione progetti nuovi che sperimentano, che rischiano, che comunicano una idea ed è quindi tutto affidato alla curiosità dei pochi ricercatori che solo nel web possono godere della “libertà di scegliere”.

Il messaggio principale di Don’t Stress e quello di accettare e godere delle differenze e che tutte le divinità del mondo sono vere perché la verità stessa è molteplice. Provocatoriamente nella traccia “the Reasons of Judah” canto “Non avrai altro Dio all’infuori di te!” e che il sacro è in ogni cosa siamo tutti ugualmente e magnificamente diversi.